TARANTO (ITALPRESS) – Una Nato pronta, soprattutto capace di fronteggiare più teatri contemporaneamente mettendo in relazione Est, Sud e Indo-Pacifico come parti dello stesso scenario strategico, con un’Europa chiamata ad assumersi maggiori responsabilità e un fianco Sud destinato a pesare sempre più negli equilibri dell’Alleanza. È il concetto della “Nato 3.0” delineata dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, alla conferenza “Da Ankara a Bruxelles, passando per Taranto: un’alleanza in evoluzione in un mondo che cambia”, nell’auditorium della Stazione Navale Mar Grande a Taranto. Davanti al capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, alle rappresentative dell’Hq Nato Maritime South, delle unità della Seconda Divisione Navale e degli allievi della scuola sottufficiali, Cavo Dragone ha indicato nell’adattamento la chiave della trasformazione: “La Nato si adatta al mondo che cambia e alla minaccia che cambia”, facendo tesoro anche delle lezioni apprese dalla guerra in Ucraina. Un modello che, ha ricordato, in 76 anni ha consentito di non perdere “un centimetro di territorio” alleato. A cambiare è anche l’equilibrio transatlantico. Gli Stati Uniti hanno responsabilità globali e potrebbero dover riallocare capacità verso altri teatri. Per Cavo Dragone è quindi “naturale e giusto” che un’Alleanza matura sappia “colmare i vuoti che eventualmente dovessero essere lasciati dagli Stati Uniti”. Serve “una presa di coscienza da parte degli Alleati europei e del Canada”. E sul riequilibrio non usa mezzi termini: “Era ora, era veramente ora. Eravamo sbilanciati, eravamo viziati e questo non era bene”.
Il punto resta la deterrenza: “Se dall’altra parte della barricata sanno che una qualsiasi azione provocherà una reazione nostra molto maggiore del guadagno che ne avrebbero, noi stiamo in pace”. Per mantenerla, ha aggiunto, “bisogna essere forti”. Ma la sicurezza non può più essere letta in chiave esclusivamente regionale. Le recenti missioni di Cavo Dragone nell’Indo-Pacifico completano il quadro tracciato a Taranto. In Nuova Zelanda l’ammiraglio ha affermato che sicurezza euro-atlantica e indo-pacifica sono “una sola conversazione condotta in due fusi orari”, richiamando libertà di navigazione, sicurezza delle linee di comunicazione marittime, cyber e tecnologie emergenti. Pochi giorni dopo, all’Indo-Pacific Chiefs of Defence Conference in Canada, ha ribadito l’interdipendenza tra i due teatri: ciò che accade nell’Indo-Pacifico può avere conseguenze dirette sulla sicurezza euro-atlantica e viceversa.
È proprio in questa geografia della sicurezza interconnessa che acquista ulteriore peso il Mediterraneo. Dal vertice di Washington del 2024, ha ricordato, la Nato ha riconosciuto l’importanza del fianco Sud, esposto a instabilità, cambiamenti climatici e migrazioni che possono essere “weaponized”, utilizzate cioè “per creare aggressione, per creare crisi nell’Alleanza”. Taranto diventa così “la base ideale, la più significativa, la più avanzata” per accogliere le forze alleate. Il nuovo comando marittimo multinazionale sarà inoltre “standardizzato, interoperabile, multinazionale, quindi pronto all’uso” e inseribile nell’architettura operativa Nato. Sulla Russia l’ammiraglio invita alla vigilanza senza allarmismi: “Preoccuparsi no, non abbassare la guardia sì“. Mosca “è e rimane una minaccia”, ma il rischio da evitare è che incidenti, iniziative unilaterali o errori di valutazione inneschino una spirale incontrollata: “Quello che deve focalizzare la nostra attenzione è la gestione dell’escalation”. Il prossimo passaggio sarà Copenaghen. Il 18 e 19 settembre Cavo Dragone presiederà la Conferenza del Comitato militare che riunirà i 32 capi di Stato maggiore della Difesa: sul tavolo il seguito delle decisioni del vertice di Ankara, il rafforzamento della deterrenza e della difesa collettiva, innovazione e tecnologia e sostegno all’Ucraina.
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